Preferisco il rumore del mare

Sab 18-09-2021 — 20:00

Preferisco il rumore del mare

La proiezione del Festival Duni verso il presente si spinge fino alla prima esecuzione assoluta dell’opera “mediterranea” Preferisco il rumore del mare di Fabrizio Festa che andrà in scena sabato 18 settembre al Teatro Comunale Guerrieri coinvolgendo, in una nuova produzione del Festival Duni, un nutrito gruppo di artisti di varia formazione vocale e strumentale, dall’Italia all’Iran e al Canada, impegnati in un progetto che coniuga la vocazione ancestrale della musica con le moderne tonalità offerte dall’elettronica.

PRESENTAZIONE

Fabbricare, fabbricare, fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fare e disfare
Fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare.

Dino Campana

Invece di andare in paesi stranieri per sentirsi stranieri, si dovrebbe viaggiare per sentirsi a casa propria.

Elias Canetti

Sono sulla riva di un mare le cui onde sono gli anni: si alzano per poi abbassarsi di nuovo; tendo l’orecchio per ascoltarle, ma so che a ogni onda con cui il mare s’innalza, essa mi condurrà sulla stessa rotta di questo viaggiatore.

 Charles Dickens

Nel progettare uno spettacolo, che avesse per tema il Mediterraneo ho voluto intenzionalmente abbandonare da un lato l’ampia letteratura, che vuole il Mare Nostrum come prima rete della Storia, come luogo in cui comunicazioni e scambi sono stati e sono tuttora una costante attiva e feconda di un’ampia socialità, contro la quale nulla possono persino i razzismi e i neo-colonialismi ancora oggi urlati nelle piazze ed esercitati nelle strade delle mille polis, che al Mediterraneo in un modo o nell’altro sono legate. Ho voluto anche, e altrettanto intenzionalmente, rifuggire da certo facile folklorismo. Quello che fa di tutte le erbe un fascio, quello che ci vorrebbe tutti omologati tra pizzica e couscous, quello che si è inventato la dieta mediterranea e che non distingue il tempo della storia – con tutte le sue innumerevoli variazioni e varianti – dal presente del merchandising made in China, delle crociere in fila per tre, del ricordino dal dimenticare in un cassetto, generando così il franchising delle radici e delle tradizioni. Una razza, una faccia: falso! Non ci sono razze e proprio per questo abbiamo facce diverse. La storia del Mediterraneo è la storia di una bio-diversità irriducibile a qualsiasi omologazione, dove i caratteri cosiddetti comuni nascono dagli incroci, dall’ibridazione, il passato svanendo spesso in un futuro ricco di promesse. È la diversità l’unico carattere comune; sono le differenze a renderci uguali. La storia del Mediterraneo, del resto, è anche la storia di individui che hanno intenzionalmente tagliato i ponti, sradicato le proprie radici, superando ciascuno a suo modo le proprie Colonne d’Ercole. Siamo tutti imbarcati, scrive, non a caso, Pascal. Il viaggio per mare è il primo romanzo di formazione. Odissea e Argonautiche sono bildungsroman, che ci portano lontano, sulle innumerevoli strade della geografia e della mistica, discipline queste più vicine tra loro di quanto si sarebbe portati a credere. Quella mistica che il mare, peraltro, agevola, suggerisce, insuffla, vera e propria sirena per il navigante. Ecco perché questo spettacolo parla di un navigante, che decide di compiere IL VIAGGIO: quello da cui non si torna, quello senza approdo, quello che persino Dante immagina invocando Apollo all’inizio della fine, nel primo canto, cioè, del Paradiso. Il viaggio, che è liberazione da tutte le liberazioni. Scioglie la gomena dalla bitta sul molo. Alza la vela. Prende il largo. Butta via l’ancora. Poi anche i remi. Poi distrugge la vela e l’albero. Saranno solo la corrente, il vento, le onde, a trascinarlo lungo una rotta, che non ha alcuna meta. Racconto di formazione e abbandono mistico. Gettare via gli strumenti della navigazione è gesto simbolico: il navigante si libera così da ogni rassicurante certezza, incluso il dubbio, l’incertezza medesima. Così parla a sé stesso e ascolta la Voce del mare: non si tratta di un dialogo, quanto piuttosto di una presa d’atto. La vicenda descrive, insomma, un distacco volontario, intenzionale. Il navigante decide di partire per compiere un viaggio senza ritorno, che lo porterà a scoprire (nel senso letterale dello svelare, del togliersi i panni di dosso, dello spogliarsi, del mettere a nudo) l’inaudito. Si tratta di un viaggio che non ha una meta. Il navigante rifiuta di farsi tentare da qualsiasi approdo. Vuole, piuttosto, sperimentare il superamento di ogni ripetizione, di ogni ciclo, facendo della sua navigazione un’esperienza che non giunge ad una conclusione: è l’esperienza nel suo continuo divenire. D’altronde, il mare (il Mediterraneo) già nella sapienza greca era considerato il luogo dell’oscurità, degli abissi insondabili, un luogo infecondo, nel senso che non era possibile coltivarlo. Era, però, anche il luogo dell’amore. Dal mare nasce Afrodite. Su un’isola vive Calipso. Ninfe, sirene, ed altre singolari creature cantano di una fascinazione sempre al limite dell’esiziale. Sul mare, infine, non vi sono confini, neppure quello tra la vita e la morte. Così, nell’elaborare il testo, prima ancora che la partitura, coerentemente con le intenzioni e i convincimenti che animano questo lavoro, ho sentito la necessità di individuare suoni molto specifici. Primo fra tutti: la voce. La voce perché rappresenta la continuità sonora nel tempo e nella storia. Così ho coinvolto due compositori e performer iraniani, cui sono legato da antica amicizia e da rodate collaborazioni: Amir Eslami, compositore, direttore del Vancouver Iranian Choir, e Mozhgan Chahian, compositrice lei pure e cantante. Abbiamo di comune accordo deciso di utilizzare come lingua il Farsi, lingua il cui suono appartiene alla storia del Mediterraneo. Nel confrontarci sui testi, ci siamo orientati su alcune poesie di Sohrab Sepheri, il grande poeta iraniano, scomparso nel 1980. Oltre che al canto, le sue poesie sono diventate le parole della Voce del mare. Ringrazio il dottor Mehdi Meshgini, che ha tradotto per me le liriche di Sepheri dal Farsi all’inglese e che le ha recitate per farmi sentire suoni e accenti, potendo così comporre con una chiara idea delle altezze e della metrica. Il mio testo, invece, è nella voce del Narratore. Il canto in Farsi lo si ascolterà registrato, mentre in scena, oltre alla voci degli attori, ci sarà quella della cantante Patrizia Bovi. Sempre coerentemente con le intenzioni e i convincimenti che animano questo lavoro, lei canterà senza testo, solo vocalizzando: flatus vocis il suo, puro suono, libero dalle parole. Con lei un piccolo ensemble costituito dal violinista Francesco d’Orazio e dal fisarmonicista Ivano Battiston, artisti loro pure con cui collaboro da molti anni. Completano la compagine l’utilizzo della campane tibetane affidate a Rosalia Stellacci e quello dell’elettronica. Anche il protagonista, il navigante, non ha parole: è un coreuta, Francesco Nappa, già protagonista di altri miei lavori. Così pure tutti gli altri collaboratori (Giuseppe Ranoia, Giovanna Staffieri, Eduardo Festa, Antonio Colangelo) fanno tutti parte di una squadra ampiamente rodata. Non poteva essere diversamente, data la specificità di questo mio lavoro. Lavoro che giunge come terza tappa, dopo Vite e Il vagabondo delle stelle, le due opere che lo hanno preceduto e preparato, di una costante meditazione sul tema del viaggio.

Il Cast: https://festivalduni.it/preferisco-il-rumore-del-mare-cast/

Per acquistare il biglietto cliccare sul seguente link (10 euro + 1 prevendita. Per Studenti Conservatorio e Unibas 5 euro + 1 prevendita).

https://www.webtic.it/#/shopping?action=loadLocal&localId=5493

Costo 11 €

Biglietto ridotto 6 €

Location

Matera, Teatro Comunale “Guerrieri”

Il teatro, inserito all’interno del Palazzo dell’Annunziata in piazza Vittorio Veneto, è dedicato a Gerardo Guerrieri (Matera, 4 febbraio 1920 – Roma, 24 aprile 1986), stato un regista, drammaturgo, sceneggiatore, traduttore, critico teatrale e saggista. Scopri di più

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